Testata

 

Pillole di Liuteria

 

di Gualtiero Nicolini

20 luglio 2018

Farinacci il più fascista e Cremona liutaria.


Roberto Farinacci era stato un fascista della prima ora. Era con fasci di combattimento a Milano alla loro nascita quindi era stato uno dei capi del movimentonella sua Cremona dove si era fatto notare nell’organizzare manifestazioni e spedizioni punitive con i suoi amici esaltati contro operai, contadini, politici di sinistra, sindacalisti, contro le leghe rosse e quelle bianche di Don Miglioli, e nell’occupazione dei palazzi del potere.

 

 

Era stato tra i più impegnati nel convincere Mussolini a realizzare la marcia su Roma e poi si era fatto strada sempre più tra i gerarchi nel PNF. Poi un giorno Mussolini si era ammalato, qualcuno aveva pensato che fosse qualcosa di molto grave e Farinacci aveva pensato bene che gli spettasse di diritto essere nominato capo del Partito Fascista e si era dato molto da fare in tal senso. Mussolini invece era guarito, era guarito in breve tempo e non glielo aveva perdonato.

Come era solito fare con chi aveva osato mettersi contro o cercato di oscurare la sua figura ( vedi Gabriele D’Annunzio al “ Vittoriale” ) anche a Farinacci impose “un esilio dorato”. Fu relegato nella sua Cremona dove divenne il “ras” , dove poteva fare e disfare a piacimento ciò che voleva, ottenere fondi, organizzare eventi importanti, collaborare con il suo giornale personale “Il Regime Fascista” a diffondere il verbo fascista, ma raramente poteva allontanarsi dalla città e recarsi a Roma né tantomeno partecipare a decisioni importanti.

 Cercò di sfruttare per un suo reinserimento le leggi razziali che appoggiò fra i primi in Italia sperando in una nuova notorietà nazionale e nell’appoggio di Hitler ma anche questa mossa non fu per lui risolutiva.
Per molti anni covò un progetto segreto per cercare di risalire la china una iniziativa legata alla sua città, che Mussolini non avrebbe potuto bocciare perché contribuiva alla grandezza del paese ed a sottolineare il genio italico nel tempo e nel mondo : sfruttare la grande tradizione liutaria i grandi liutai di Cremona del periodo classico, degli Amati e di Stradivari per portare la città e la liuteria italiana ed il genio italico all’attenzione del mondo intero.

 Si spiega così la sua avversione nei confronti del maestro Giuseppe Fiorini che aveva ottenuto grande fama in Germania e in Svizzera, che voleva far nascere a Cremona una scuola di liuteria. Malgrado il maestro volesse donare alla città i cimeli stradivariani che aveva comprato personalmente e chiedesse continuamente incontri risolutivi, si capiscono le dilazioni imposte, le più o meno velate opposizioni nei suoi confronti, alcuni articoli di uomini fidati come il giornalista Bacchetta apparsi sul “Regime Fascista” che insinuavano dubbi e sospetti sul grande maestro bolognese.

Ovviamente Farinacci voleva che i cimeli stradivariani tornassero a Cremona ma non voleva far nascere la scuola di liuteria e che ogni argomento sulla materia ottenesse troppo clamore .

 Quando non potè più rifiutare il regalo delle forme, degli attrezzi e di tutti disegni di Antonio Stradivari venduti al Conte Cozio di Salabue perché oltretutto Fiorini si era ammalato gravemente agli occhi e non avrebbe più potuto richiedere di poter insegnare nella scuola che voleva costituire, fu fissata la cerimonia di consegna ( si era nel 1930 ) ma si tenne senza grandi clamori al contrario di quanto solitamente la stampa fascista era solita fare e non vi presenziò neppure con la scusa di un improrogabile impegno a Roma ( oltretutto fasullo in quanto nel primo pomeriggio di quel giorno era a Cremona e incontrò Fiorini al ristorante ma non volle che la notizia risultasse sulla stampa).

E fu chiaro poco dopo il motivo : voleva che il clamore avvenisse solo nel 1937 ( ben sette anni dopo) nell’anniversario della morte del sommo liutaio cremonese Antonio Stradivari quando avrebbe organizzato le manifestazioni per il Bicentenario stradivariano.

 Solo un paio di anni prima svelò il suo progetto a Mussolini e ai grandi capi del fascismo riuscendo ad ottenerne la loro approvazione tanto da poter spendere per realizzarlo l’astronomica cifra di un miliardo di lire di allora con l’aiuto della Banca d’Italia, di altri istituti di credito tra cui in prima linea la Banca Nazionale del Lavoro, le corporazioni, varie associazioni.

Dal punto di vista urbanistico distrusse parte del centro storico della città di Cremona per dar vita a piazza Marconi, al palazzo dell’arte, a tanti altri palazzi stile fascista in piazza Cavour e quindi per realizzare un grande viale per collegare la piazza del duomo al fiume Po sulle rive del quale fece costruire le colonie padane.

 Per il 1937 riuscì ad organizzare a Cremona eventi sportivi di grande interesse come i campionati nazionali di tennis e di canottaggio, manifestazioni ginniche, ippiche, di pattinaggio; fece tenere convegni scientifici, musicali, liutari, riunioni di associazioni importanti di vario genere.Organizzò concerti al teatro Ponchielli, nella cattedrale e in piazza duomo con musicisti di tutta Europa e di chiara fama. Impose infine un concorso nazionale di liuteria moderna cui parteciparono tutti i liutai più importanti d’Italia interessati ovviamente ai premi di notevole rilevanza ma anche perché invitati caldamente dalle corporazioni.

 

Giuseppe Fiorini grande liutaio bolognese

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Giuseppe Fiorini grande liutaio bolognese
8 agosto 2018
 

Un grande personaggio considerato uno dei liutai più importanti di fine ottocento e primo  novecento.


Nacque a Bazzano in provincia di Bologna  il 28 settembre 1861. Anche suo padre Raffaele  era noto  per il suo impegno e le sue capacità  nella costruzione di strumenti ad arco anche se si era dedicato alla liuteria all’inizio solo saltuariamente. Era stato poi convinto da musicisti che lo apprezzavano molto e aveva deciso di trasferirsi  a Bologna nel 1668, di aprire  bottega in via Castiglioni  e di abbandonare  la sua attività molitoria di tradizione familiare.

 

Alternò momenti di successo ad altri di difficoltà ed è  certamente per questo motivo che, pur  apprezzando  l’aiuto che sin da piccolo il figlio  Giuseppe gli aveva dato  in bottega, desiderava che egli si dedicasse ad altre professioni e cercò in ogni modo  di ostacolarlo  nella sua scelta.

 

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Giuseppe invece era appassionato di  liuteria,  sin da giovanissimo vagheggiava di poter seguire le orme dei grandi liutai classici cremonesi e di Stradivari in particolare ed  a  lui  si deve  la riaffermazione  dell’importanza della  liuteria italiana nel panorama internazionale  e la diffusione della costruzione dello strumento ad arco secondo il metodo cremonese e  stradivariano.

 

Teniamo presente che in quel periodo  il metodo della forma esterna o ” alla francese “ si era affermato in tutta Europa ed anche in Italia  era seguito  dalla quasi totalità dei  maestri liutai e fu proprio Fiorini a imporlo di nuovo anche grazie a Simone Fernando Sacconi.

 

Nel 1881 neppure ventenne  aveva presentato   due sue opere all’Esposizione Musicale di Milano, una mostra concorso inaugurata dalla regina Elena, cui parteciparono i più importanti liutai del tempo ottenendo una medaglia di bronzo e giudizi lusinghieri della giuria.

 

Fu in quella occasione che poté vedere alcuni dei cimeli stradivariani che erano stati esposti dal marchese Giuseppe Rolando Dalla Valle e da sua moglie che li aveva ricevuti in dote alla morte del padre.

 

Provenivano dalla collezione del conte Cozio di Salabue cui erano stati venduti da Paolo Stradivari, ultimo figlio del grande maestro, e da a allora cercò in ogni modo di poterli acquistare perché  convinto di poter apprendere grazie a loro alcuni “segreti” del sommo maestro.

 

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I difficili rapporti con il padre lo avevano convinto  ad aprire una sua bottega in via Santo Stefano e quindi in corte de Galluzzi sempre a Bologna ma vi rimase poco tempo perché nel 1888 ( dopo il buon successo a Parigi  nel 1886) ed anche grazie all’affermazione all’Esposizione di Bologna la grande manifestazione musicale e liutaria tenutasi nella sua città, in quell’anno, avendo conosciuto il più grande liutaio bavarese Andrea Riegher, decise di accettare la sua proposta e  di  trasferirsi  a Monaco di Baviera.

 

In breve tempo si affermò ottenendo la ammirazione dei liutai e dei musicisti tedeschi , sposò la figlia del Riegher e costituì con lui una ditta di articoli musicali di grande successo. Malgrado fosse straniero, ricoprì incarichi importanti sia riguardo alla valutazione degli strumenti, sia per il rilascio della patente ai giovani liutai che volevano intraprendere il mestiere di liutaio e fu anche nominato presidente della associazione Esperti di liuteria.

 

I suoi strumenti erano moto apprezzati e ben valutati soprattutto dopo il successo ottenuto nel 1911 al Concorso di Torino, ma gli veniva riconosciuta anche  una grande competenza sulla costruzione, sul restauro e sull’expertise degli strumenti ad arco ed era  considerato pioniere della liuteria moderna e seguace della tradizione classica cremonese e del metodo stradivariano.

 

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Riuscì nel 1920,  pur indebitandosi pesantemente,  ad acquistare i cimeli , grazie anche al fatto che la marchesa della Valle aveva preferito la sua offerta  pur inferiore  ( cento mila lire  rispetto alle 120 mila di possibili compratori statunitensi) piuttosto di farli uscire dall’Italia acconsentendo ad accettare  anche solo  un acconto  del 20%  e  che le restanti 80 mila lire le fossero consegnate quando fosse stato in grado di recuperarle.

 

Un altro  dei suoi desideri più grandi e per cui si battè per tutta la vita era quello di far nascere una scuola di liuteria anche grazie ai suoi cimeli ma Firenze, Roma e Cremona  per vari motivi rifiutarono.

 

La malattia agli occhi che lo aveva reso quasi cieco  quando si trovava in Svizzera,  dove si era trasferito sia per questioni di salute sia per il fatto che sua moglie era ebrea, lo convinse ad abbandonare il suo sogno  e a donare comunque a Cremona i suoi cimeli anche grazie ai buoni uffici di Illemo Camelli, direttore del museo civico, e di Pietro Anelli industriale dei pianoforti.

 

Farinacci che in gran segreto meditava la organizzazione delle grandi manifestazioni del Bicentenario Stradivariano non poteva permettersi di bruciarsi acconsentendo alla nascita della scuola  sette anni prima del grande evento  ma riuscì ugualmente ad ottenere nel 1930 i cimeli di Stradivari.

 

Si trattava di 1.303  cimeli composti da 895 modelli di cui 475 di carta e 410 di legno con le forme e le controforme, 13 in madreperla, 46 utensili in ferro 8 sigilli in cera quindi lettere, manoscritti,disegni, etichette, carte di misure. Grazie ad essi   Cremona ha potuto  tornare in possesso di materiale dal valore inestimabile sia economico, che storico e liutario.

 

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Il  26 ottobre 1930 ,  4 anni prima della sua morte avvenuta  a Monaco di Baviera, e sono passati ben 88 anni da allora, quando avvenne la cerimonia di consegna malgrado la presenza a Cremona dei fratelli Hill, del direttore del conservatorio di Zurigo, della violinista Protto  e la partecipazione del podestà, del prefetto, del presidente della provincia e del questore a Fiorini fu data una semplice pergamena e anche il “ Regime fascista”  del 28 ottobre  ( poiché il 27 non era uscito) relazionò  solo brevemente riguardo alla cerimonia cui Farinacci  non aveva partecipato accampando scuse inesistenti.

 

Se allora era comprensibile anche se non giustificato tale atteggiamento perché si voleva far nascere la scuola solo  dopo le  grandi manifestazioni in onore a Stradivari e alla scuola classica cremonese, e a conclusione di esse, incomprensibile appare invece oggi  il fatto che dopo ottantottoanni Cremona non senta il bisogno di dedicare al grande maestro liutaio Giuseppe  Fiorini una statua, una piazza, una via per ricordare un grande personaggio che ha dedicato la sua via a Stradivari, alla liuteria ai cimeli di Stradivari donati proprio a Cremona e custoditi nel Museo del Violino.

 

Da sottolineare il fatto che  due associazioni liutarie  si battono da anni per ottenere questo riconoscimento e che  abbiano raccolto adesioni e firme di  centinaia di cittadini cremonesi come prevede il regolamento Comunale e richiede la Commissione Toponomastica  ma anche  centinaia di firme di esperti, di liutai, di collezionisti, di musicisti, di studenti di liuteria, di amanti della liuteria di tutto il mondo.

Forse c’è da attendere altri 12 anni per celebrarne il centenario?



 

 

 

 

Un violino, una misteriosa e bellissima musica tra le tante “leggende”, che riguardano alcuni degli strumenti ad arco antichi e famosi.

 Angeli o demoni presenti in alcuni grandi strumenti del passato?

 

 


Quando lo Stradivari ex Joachim, costruito a Cremona nel 1715 e ribattezzato “il Cremonese“, fu acquistato dal nostro Ente Provinciale per il Turismo e tornò quindi dopo poco più di due secoli nella sua città natale, per essere collocato nel palazzo Comunale, si dice che, durante la notte, attorno al palazzo si sentisse spesso suonare un violino ed una misteriosa bellissima musica.

 

Eppure i sistemi di allarme in Comune non segnalavano alcuna presenza estranea. Si narra anche che il custode del turno di notte ogni volta che lasciava il suo posto ed andava a controllare cosa stesse accadendo nella stanza dei violini, ove si trovava lo strumento di Stradivari, tutto tornava nel più assoluto silenzio ma che, appena si allontanava, dopo un po’, la musica misteriosa riprendeva ancora più forte di prima. Alcuni sostengono anche che poco dopo il pover’uomo impazzì.

 

È questa solo una delle tante “leggende“, che riguardano alcuni degli strumenti ad arco antichi e famosi, ma sono in molti a credere ed a sostenere che i suoni che emettono alcune di queste grandi opere del passato quando si passa l’archetto sulle corde (ma a volte anche quando nessuno li tocca) richiamino gli stessi suoni di secoli lontani.

 

Dentro le casse armoniche, infatti, secondo alcuni, ci sarebbero dei fantasmini che non se ne vogliono andare. Basterebbe forse pensare allora al Tartini quando compose “Il trillo del Diavolo” per credere a questa “diceria” o a Paganini e alla sua composizione “Le Streghe” solo per fare degli esempi. Non mancano, d’altronde, anche episodi riferiti da vari musicisti o da importanti collezionisti che riguardano ad esempio il quartetto Mantegazza, il quartetto del Conte Sola, strumenti dipinti in nero per un lutto della regina, che si dice suonassero anche quando non c’era nessuno intorno, anche solo ai colpi di vento, ed ancora, sempre come esempio, ricordare la famosa viola d”amore di Alessandro Stradella, sfuggito a Venezia ai sicari di un marito geloso, ma ucciso poco dopo a Genova, dove si era rifugiato sperando di averla fatta franca e dove fu invece raggiunto da uno dei sicari.

 

Questi sono le” leggende” più famose, ma molti musicisti, che posseggono importanti strumenti di grandi e famosi liutai raccontano spesso tanti episodi e situazioni particolari e …non di certo normali.

 

Alcuni artisti, poi, si trasfigurano quando suonano con una di queste grandi opere d’arte. Altri, invece, che forse le hanno acquistate solo per fare un buon investimento o perché sono convinti che altri loro strumenti, magari moderni, suonino meglio, mentre dichiarano pomposamente di esibirsi con strumenti antichi preferiscono invece sostituirli “furbescamente” per i loro concerti. In questo caso, ovviamente, non possono di certo essere coinvolti nella possibile presenza di fantasmi o essere soggetti a fenomeni paranormali.

 

Qualcuno comunque è davvero convinto di queste presenze (anche perché il legno vive e perché più uno strumento viene suonato più acquista migliori capacità sonore). E’ convinto che il suo strumento abbia dentro di sé ancora qualcosa di vivo del suo costruttore, dei tempi passati, dei secoli trascorsi, che ci siano quindi presenze di spiriti divini o ….infernali.

 

Altri, più semplicemente, sono convinti che tra violino e violinista o tra viola e violista, tra cello e cellista e così via, il continuo suono quotidiano porti, dopo anni ed anni ad una “simbiosi mutualistica” tra esecutore e strumento, ad un trasferimento per entrambi della personalità, dell’anima, della propria essenza. E questo non potrebbe avvenire anche (e perché no?) tra il liutaio che con tanto amore lo ha costruito e il suo strumento? E di conseguenza allora questo “spirito” del liutaio attraverso lo strumento, perché non potrebbe ora giungere davvero al musicista che lo suona con tanto impegno e tanto amore e per tanto tempo?

 

E più il musicista di oggi è un grande e più il liutaio, vissuto lontano nel tempo, grandissimo perché non sarebbe giusto pensare che attraverso lo strumento magari perfetto e costruito con grande amore, non ci potrebbe essere ora tra di loro (ripeto musicista e liutaio o il suo spirito) una unione che si materializza attraverso il suono … di musiche ………celestiali o ……..di un trillo di un diavolo?

Gualtiero Nicolini

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 Il Messia 1716

Cremonesi e liuteria
Breve intervento per ricordare in questo torrido fine luglio alcune figure che non devono essere dimenticate per il loro impegno liutario anche se in diversi settori e a diversi livelli
Alfredo Puerari e Nereo Zaniboni all'EPT che riportarono in città lo Stradivari il Cremonese 1715 ex Joachim , il direttore del giornale La provincia Mauro Masone , che si spese per far acquistare dai Cremonesi oltre al Carlo IX di Francia anche lo strumento di Nicola Amati Hammerle
Walter Stauffer che regalo' al Comune di Cremona 100 milioni di lire e fece nascere la Fondazione che ora porta il suo nome e che ha reso possibili molte iniziative
Quindi in precedenza gli studiosi Bonetti, Cavalcabo' e Gualazzini, poi Pietro Anelli, Illemo Camelli che convinsero Giuseppe Fiorini a regalare a Cremona i cimeli stradivariani nel 1930 ( e nessuno che senta il bisogno di potersi almeno sdebitare con lui da allora )
Ma perché non ricordarlo ? Roberto Farinacci e le sue faraoniche manifestazioni del Bicentenario quindi il giornalista Renzo Bacchetta. Il liutaio Aristide Cavalli e la sua " Officina Claudio Monteverdi " e gli studi di suo figlio Lelio, Disertori , Tintori
Poi ancora i giornalisti Elia Santoro ( ed anche topo di biblioteca ) e Panena, con i contributi dei liutai non cremonesi Peter Tatar, Alexander Krilov, David Segal, Gilbert Solomon, Ishi Takashi, ovviamente Simone Fernando Sacconi, Pietro Sgarabotto, Gio Batta Morassi i direttori d'orchestra, Gavazzeni e Gerelli.
Quindi il musicologo Raffaello Monterosso, il preside Sergio Renzi , poi Andrea Mosconi, il fisico Bruno Barosi, il violinista Valerio Boldi, Antonio Bergonzi, Tullio Pigoli, Camillo Genzini , Cesare Gualazzini, i Bissolotti, Stefano Conia , Giorgio Scolari, Anna Maramotti, il musicologo Antonino Albarosa , il grande fotografo artista Quiresi, Antonio Leoni, Regis, Diotti, Giampaolo Gregori, Mario Silla , il magnate Giovanni Arvedi che sgancia milioni per il museo del violino e i suoi laboratori liutari e perché no ? con i miei libri storici sulla scuola e sui liutai anche il sottoscritto che i grandi gestori attuali della liuteria hanno ottenuto di non far invitare alle manifestazioni ufficiali per gli ottant'anni della scuola di liuteria di cui è stato vice preside e responsabile per molti anni e sulla quale ha scritto tre libri ( uno in inglese) che contribuirono pesantemente al rilancio di Cremona liutaria
Mi vien da ridere !
Ed ora Galimberti presidente del museo del violino e responsabile della cultura per Cremona e Palo Bodini 

Gualtiero Nicolini

 

 

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  Stradivari The Rode 1722

 

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Stradivari Cipriani Potter 1683

 

La nascita del violino

 

di Gualtiero Nicolini