Maggi Sangineto Merlo e altri geni

 

 

La Collezione Maggi

di  BIANCA  BOLZONI

In occasione del restauro di un’arpa cromatica, tornata nell’aula del mio corso dal museo dello stesso conservatorio di Parma, mi sono chiesta se nella città in cui vivo fosse rimasta traccia di artigiani che in passato destinarono arte e ingegno a questo strumento.  Cremona vanta una tradizione liutaria famosa in tutto il mondo, sono celebri gli sforzi delle storiche botteghe di Antonio Stradivari e Giovanni Battista Ceruti, come la produzione delle loro arpe conservate rispettivamente a Napoli e Milano.  Una ricerca virtuale, partendo dalla descrizione che fece tempo fa la mia ex insegnante di un’arpa ad uncini prima e una raccolta di appunti poi, mi ha aperto le porte della collezione di Mario Maggi.  Con il favore di fortunate coincidenze non è stato difficile contattare Giorgio che, con squisita premura, mi ha invitato a visitare la collezione e insieme conoscere la figura del padre.  Il Maestro Mario Maggi, scomparso cinque anni fa, è stato un eclettico musicista, un organologo, un eterogeneo ricercatore, didatta e infine un competente collezionista.  La collezione Maggi appunto, un piccolo museo in termini di spazi che svela un immenso valore per il prezioso contenuto.

A poco più di due isolati dal duomo trecentesco, tra le mura di un focolare domestico che ornato da qualche raggio di sole invernale riporta alla tela di un affascinante Vermeer moderno, è conservata una straordinaria raccolta privata di strumenti antichi fra le più importanti in Italia.  Mario è sempre stato aiutato dai figli Giorgio, docente di chimica e storia dell’arte che ha classificato la collezione ed ha curato gli aspetti organizzativi di molte sue esposizioni e Sergio. Il maestro Maggi,ha raccolto, per la sua professione di insegnante e solista, centinaia di strumenti tra i più preziosi e curiosi (157 tra gli esemplari più pregiati sono stati catalogati nel 2002).

L’affettuosa accoglienza della signora Maria Lucia, moglie e padrona di casa, ha fatto da cornice in quella che chiama da sempre “la stanza dei segreti”.

Mario Maggi (1916 -2009) frequentò il conservatorio di Piacenza, collaborò alla famosa mostra di strumenti musicali a Cremona nel 1937, in cui furono riuniti i famosi violini della classica scuola cremonese.

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                                                              Mario Maggi

Si diplomò in violino nel 1942 al Conservatorio di Atene, partecipando neodiplomato ad un concerto al Grande Bretagne di Piazza Sintagma, in cui la maggior parte dei musicisti apparteneva alla Berliner Philharmonisches Orchester (diventati poi i Berliner Philharmoniker) diretti da Wilhelm Furtwängler.
Si cimentò giovanissimo in scherzi musicali a RadioAtene con l’amico Flaminio Varesi.
Per esser stato deportato dai nazisti dopo l’otto Settembre e non aver rinnegato la sua italianità negli anni della guerra, riceverà postuma la medaglia d’onore dal Ministero della Difesa.

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Concerto al Britannia, in Piazza Sintagma ad Atene (1942)

Tornato a Cremona, negli anni ’50 suonò violino e sax in complessi jazzistici, successivamente si fece apprezzare come orchestrale al Teatro Ponchielli e come solista in Cattedrale. Lavorò come tecnico accordatore ed esperto al controllo di qualità presso la fabbrica di pianoforti Anelli, fu docente di musica e di strumento nella Scuola Internazionale di Liuteria, mentre continuava a insegnare la viola in innumerevoli lezioni concerto, accompagnato anche dal figlio Sergio.   Si adoperò in commissioni di esperti e giurie in storiche biennali degli strumenti ad arco con importanti personaggi come l’industriale Walter Stauffer. La fondazione Stauffer , istituzione che amministra l’ingente eredità secondo le disposizioni testamentarie dell’industriale, mecenate della cittadina Scuola di liuteria, dell’ Università di Musicologia e dell’Accademia omonima dove oggi si formano giovani talenti sotto la guida di Salvatore Accardo, Rocco Filippini, Franco Petracchi e Bruno Giuranna, gli affidò la responsabilità di un importante corso di musica.  Accompagnò il baritono Aldo Protti in diverse occasioni musicali e si esibì in tutta Europa riscuotendo successi in scenari prestigiosi come la reggia di Versailles, i teatri di Salisburgo e di Atene … Suonò la viola tenore sotto la direzione di Ennio Gerelli nell’ “Incoronazione di Poppea” di Zeffirelli, così come furono numerose le collaborazioni con artisti di chiara fama. I suoi violini e non solo sono stati usati nei film “Stradivari”, con la straordinaria partecipazione di Salvatore Accardo, “I promessi Sposi “(Rai 1989) e la “Vita di Verdi “.

Dall’operosità del Maestro sono nate cooperazioni con associazioni di rilevante importanza nel mondo degli artigiani liutai : l’ANLAI (Associazione Nazionale Liuteria Artistica Italiana) di Roma e l’ALI (Associazione Liutaria Italiana ) con sede a Cremona, che intervengono in autorevoli mostre concorso.  All’estero si scrisse di lui nel prestigioso londinese The Strad e nel MMR –U.S.A, in una rivista specializzata Ucraina e in un’enciclopedia giapponese. L’ITIS Torriani di Cremona gli ha dedicato una sezione del proprio Museo, visitato mensilmente da studenti di scuole di tutta Italia. Giorgio sostiene che la lezione di Mario, dalla scuola al convegno come ai concorsi, è sempre stata accompagnata dai suoi strumenti, dall’analisi delle loro caratteristiche e dalle esecuzioni di brani significativi: un esempio straordinario di didattica nell’esposizione museale dello strumento musicale, che in quanto tale, è vivo nell’espressione artistica senza soffocanti architetture e modelli di comunicazione minimali.  Collaborò con il figlio Giorgio nell’analisi epistemologica di sincretismi tra scienza, arte e musica nei saggi “La chimica dell’affresco “, “Chimica Musica barocca e naturalismo per reinterpretare Caravaggio” ,“Chimica e liuteria nell’iconografia dell’affresco” in cui sono stati identificati gli strumenti riprodotti in molte opere d’arte. La sua esperienza fu inoltre apprezzata in cooperazioni con il dipartimento di Scienza dell’Educazione – Università Roma Tre – Centro di didattica museale. Interpretò testi musicali con strumenti d’epoca o la loro riproduzione, sempre indagando su nuove sonorità e temperamenti del passato, attraverso la conoscenza storica dello strumento stesso.

Mario Maggi fu tra i primi a sollecitare riproduzioni liutarie secondo principi organologici, trovando anche talvolta incomprensioni tra i colleghi. Un contemporaneo quanto poliedrico alchimista che approfondì lo studio scientifico dei trattamenti delle tavole acustiche, ma anche la morfologia e l’estetica dello strumento che ebbe nel rinascimento e nel barocco infinite transizioni e mutamenti. Parlando di alchimia sempre Giorgio mi ha fatto notare una particolare circostanza: Claudio Monteverdi a Cremona alla fine del ‘500, mentre segnava il passaggio dalla musica rinascimentale a quella barocca, si destreggiava fra ampolle e alambicchi. Sperimentava panacee e con tutta probabilità anche vernici. Soprattutto le sue esperienze trasposte in musica, alcuni vogliono fossero legate alla filosofia della pietra ed alla Grande Madre. Le pratiche di alchimia erano abbastanza comuni ai tempi, si pensi che in città si contavano trentasei spezierie. In alcune di queste qualche decennio dopo si rifornirà Stradivari per comporre la formula cosiddetta “segreta” della vernice che utilizzata per i suoi violini.

La collezione vanta, tra i tanti esemplari, un violino di Antonio (1540 circa – 1638 ) e Girolamo (1561-1630) Amati curiosamente ingrandito agli inizi del ‘900.
( Anche un violino Stradivari esposto alla mostra del 1937 “reca un ingrandimento; fu costruito originariamente per un bambino che diventato adulto preferì farselo ingrandire dallo stesso Stradivari anziché commissionarne uno nuovo, probabilmente perché si era affezionato al proprio strumento”. Catalogo della Mostra di Liuteria Antica Cremonese )

maggi 4Violino Antonio e Girolamo Amati

Un rarissimo Melophone (esemplare del parigino Leclerc del 1800), Boite à musique tra cui alcune Serinette del ‘700, una sorta di piccolo organo a canne con forma rettangolare, strumento caro a compositori come Gluck, Haendel e soprattutto Mozart.
E’ infatti nelle mani del giovane uccellatore Papageno che mette questa scatola sonora.
Nel 1600 la Serinette era usata dagli aristocratici per insegnare “arie” ai canarini.

maggi 5Serinette

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Boite à musique

Un’ampia sezione è dedicata alla ricostruzione di antiche Ribeche,Vielle e Ghironde.
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Nella collezione anche un’originale Tromba Marina: discende dal monocordo medievale, supera i due metri di altezza e la cassa di risonanza assomiglia a quella di un’arpa con un manico nel prolungamento della tavola.

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Viole d’amore, Viole da gamba, Violette e Viole rinascimentali frutto anche dell’abilità di artigiani cremonesi. Alcuni strumenti sono nati per la reale esigenza di essere utilizzati nel concerto o nella scuola e non per il solo scopo di arricchirne la collezione.
Straordinaria è la riproduzione di viole e protoviolini raffigurati nell’iconografia cremonese; le intuizioni di Mario hanno dunque costruito una raccolta di strumenti prodotti da giovani artisti atigiani che nel tempo sono diventati i più famosi liutai cremonesi ed italiani.
Un Violoncello a cinque corde originale del XIX secolo, Organi portativi e positivi, alcune curiose Concertine, Fortepiani e la riproduzione di un Virginale del 1600.

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maggi 10Vezzosi Violini Pochette progettati per essere infilati in una tasca (da cui il nome francese) utilizzati dai maestri di danza a corte e dai musicisti di strada sino al XVIII secolo.

E ancora, antichi dispositivi per fabbricare corde rivestite di rame o d’argento; “Il problema della fabbricazione di buone corde era spesso sottovalutato, tanto che Francesco Galeazzi scrisse in un saggio: Non sarà, cred’io, discaro al mio lettore, che io qui gli descriva una picciola semplicissima macchinetta, e l’uso glie ne additi per filarsi, e ricoprirsi d’argento da sé i cordoni”.

Sino ad arrivare agli strumenti oggetto principale della mia visita: un’arpa di Enrico Ceruti del 1879, la riproduzione dell’arpa del nonno di Enrico, Giovanni Battista, disegnata e progettata dallo stesso Maggi con l’aiuto di valenti artigiani per la parte di specifica falegnameria ( purtroppo non è stato possibile riportare alcuna immagine perché durante la mia visita era esposta in una mostra di liuteria) e una Frederick Grosjean Grecian Harp N° 453 N° 11 Soho Square London.
La provenienza dello strumento di Enrico Ceruti è da ricercare nei ricordi di famiglia di Mario. Custodita gelosamente per decenni da vicini parenti, il Maestro aveva memoria di quest’arpa come appartenuta a una delle contesse De la Celle che viveva nell’800 a Palazzo Cattaneo nel cuore di Cremona.

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Della famiglia dei liutai Ceruti si hanno notizie dal 1756 nel paese di Sesto Cremonese, piccolo comune della provincia di Cremona.
Qui nacquero Giovanni Battista (1756-1817) e il figlio Giuseppe (1785-1870).
Enrico (1806-1883) venne alla luce a Cremona dopo il trasferimento dell’intero nucleo familiare.

Una curiosità: a Sesto Cremonese nacque anche Walter Stauffer nel 1887, del quale ho accennato sopra.
La fondazione Stauffer ha acquistato quattro strumenti di grande valore, fra questi il violino
detto ”Il Ceruti” del 1868 di grande importanza storica nato dalle mani di Enrico.

Enrico Ceruti fu anche un attivo commerciante di strumenti e contrabbassista. Lasciata la casa del padre, del quale fu allievo, nel 1830 dai registri dei censimenti parrocchiali risulta come costruttore di strumenti, anche se pochi esemplari prima del 1840 sono sopravvissuti. In un periodo in cui i migliori liutai europei imitavano Stradivari e Guarneri del Gesù, Enrico seguì un percorso diverso prendendo ispirazione da Carlo Bergonzi. Gli attrezzi della bottega furono donati al comune di Cremona: tale donazione costituì il primo fondo di quella che sarà la collezione del Museo Stradivariano. Anche attraverso la dinastia dei Ceruti, di allievo in allievo portando avanti la tradizione classica, si arrivò alla creazione di laboratori che dominarono sino alla metà del ventesimo secolo e, nel 1938, all’apertura della Scuola di Liuteria.

Da giorni sto fantasticando osservando il quadro di Alessandro Rinaldi ( 1839-1890 ), conservato al Museo Civico Ala Ponzone di Cremona.
Un particolare riferimento bibliografico (Bonetti, Cavalcabò, Gualazzini, Arch.Stor.Cremonese ) riporta: “E’ molto probabile che il Rinaldi contemporaneo dell’ultimo allievo della scuola dello Stradivari Enrico Ceruti abbia dalla sua viva voce appreso qualche elemento ambientale atto a ricostruire con una certa approssimazione la bottega del Maestro e forse anche qualche nozione iconografica …”
Una visione romantica, in assenza di verità dimostrata, mostra nel quadro scomposto in particolari A.Stradivari con la sua vernice giallo oro cremonese per definizione.
A lato un’arpa con modiglione che lontanamente assomiglia a una Cousineau, ha in realtà la caratteristica del riccio dell’arpa di Giovanni Battista Ceruti.
A fianco, da una finestra, si intravede la chiesa di S. Domenico e lo strano personaggio seduto in un angolo che sembra voler far parte prepotentemente dell’ambiente.
Perché non individuarlo verosimilmente con Enrico Ceruti che pare sfogliare … Forse una Bibbia dal momento che più volte è stato ipotizzato dagli studiosi che proprio nel Libro Sacro Stradivari avrebbe scritto la sua formula ?

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La Bottega di A.Stradivari , A.Rinaldi 1886 Museo Civico Ala Ponzone

L’arpa Grosjean arrivò a Mario come eredità da un amico e collega con il quale condivideva la stessa passione per il collezionismo.
Reca sul capitello la scritta del restauro ad opera Morley – Harp maker.

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In questo link immagini storiche di arpe e arpisti dal sito Clive Morley Harps:

http://www.morleyharps.co.uk/general-articles/historical-images/#group   

Una Grosjean SABO Square London N° 1946 è conservata al Vydunas Museum di Kintai.
Vydūnas (letteralmente “colui che vede”) pseudonimo di Vilhelmas Storosta 1868-1953, filosofo e scrittore, fu una figura di primo piano nella vita culturale dei lituani nella Prussia orientale ( Lituania Minore ).
Nacque nel Jonaičiai, allora sotto il dominio tedesco (il suo volto compare ora stampato sulla moneta lituana).
Ebbe un grande interesse per la filosofia orientale, scrisse molti articoli e trattati sul modo di concepire una condotta di vita sana, in perfetto equilibrio con il corpo.
Il suo tema più ricorrente fu l’aspirazione ad una spiritualità superiore.
Con una profonda teoria filosofica si attivò fervidamente per risvegliare la consapevolezza dell’appartenenza alla nazione del popolo lituano: contrario alla germanizzazione della sua patria, concepì una dottrina incentrata sul rapporto uomo-nazione, sottolineando l’importanza del ruolo svolto dalla lingua.
Fu arrestato dai nazisti nel 1938, riuscì a scampare alla segregazione nei campi di concentramento dopo pochi mesi, grazie alle proteste di massa del popolo lituano.
Rimase tuttavia sotto stretta sorveglianza della polizia.
Vydunas studiò sin dalla giovane età arpa, pianoforte e violino (acquistò l’arpa Grosjean di seconda mano) scrisse anche alcune composizioni folkloristiche suonando per quarant’anni con il coro da lui fondato e diretto.
Nel 1944, in seguito ai continui bombardamenti da parte dei russi su Tilžė, città in cui viveva, si ritirò nella Germania Ovest.
Il popolo Lituano ha raccolto i suoi cimeli in un museo in cui è esposta anche l’arpa che fu costretto ad abbandonare nella partenza precipitosa.
Vydunas fu proposto per il premio Nobel dalle associazioni di scrittori del suo paese.

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Vilhelmas Storosta 

Morì nel 1953, sepolto in un primo tempo nel cimitero di Detmold fu da lì trasferito nel 1991 in quello di Bitenai (Lituania ).

Vorrei rivolgere un caloroso grazie al caro Giorgio, a Sergio e alla signora Maria Lucia che per espresso desiderio di Mario che spirò mentre accarezzava il suo violino, condividono nel suo ricordo la collezione, le esperienze musicali e le ricerche compiute su tutti gli strumenti con chiunque sia sensibilmente interessato .

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Gli appunti di Mario che sono stati riordinati, riletti e riuniti dal figlio Giorgio negli ultimi suoi mesi di vita, appaiono quasi come un testamento morale.
Nel testo pubblicato di seguito si sviluppa la descrizione analitica delle tre arpe insieme alla ricerca delle loro caratteristiche … una singolare storia di questo strumento “in una disordinata raccolta di arpeggi “ e la sua evoluzione nella città del violino.

http://www.collezionemaggi.altervista.org/arpa.PDF 

E infine , parlando di arpa e di Cremona , vorrei concludere ricordando anche Iris Pinardi, allieva di Margherita Hazon al conservatorio Arrigo Boito di Parma, prima arpa del Teatro Comunale di Bologna e moglie di Marco Brasi, fondatore dell’Accademia Musicale Cremonese nell’immediato dopoguerra.

Fonti

Duane Rosengard, Contrabbassi Cremonesi, Ed.Turris, Cremona, 1992.

Alfonso Mandelli ,Nuove indagini su Antonio Stradivari , Ed.U.Hoepli Milano 1906.

Vydūnas Museum , Branch of Vydūnas Cultural Center in Kintai .


http://www.crvp.org/book/Series04/IVA-17/chapter_vii.htm

Storia di Cremona Il Novecento , a cura di Elisa Signori ,Bolis Edizioni ,Azzano San Paolo (BG) 2013

Bianca Bolzoni, nata a Cremona,  studia arpa classica con Emanuela Degli Esposti al Conservatorio A.Boito di Parma. Premiata in vari concorsi cameristici, ha già al suo attivo numerosi concerti, sia come solista che in gruppi cameristici. Suona in duo d’arpe con Gilda Gianolio e fa parte dell’Ensemble di Arpe Leonardo Primavera. Ha effettuato varie Master Class ad Assisi, Lovere (Accademia Tadini), Conservatorio di Cosenza, Royal College di Londra. Ha partecipato a seminari tenuti da Lincoln Almada e Ieuan Jones.

l’Associazione Italiana dell’Arpa ringrazia la famiglia Maggi per aver reso possibile la pubblicazione di questa preziosa testimonianza.

 

 A Corigliano Calabro va di scena Vibrazioni contemporanee: Musica, arte contemporanea, liuteria ed enogastronomia a cura di Trait d'Union e in collaborazione col del Relais Il Mulino; il Comune di Bisognano e l'Associazione nazionale liuteria artistica italiana. Una bella serata all'insegna della promoziobe delb territorio e delle sue eccellenze

 

 

 

 

 

 

 

 

Maristella Patuzzi 
al San Domenico con 
uno Stradivari del 1687

3 aprile, 2014   // 0 Commenti

 

 

 

Dure rarità, nella stessa serata, al teatro San Domenico. La prima: uno Stradivari ex-Bello Marie Low, del 1687. La seconda: Maristella Patuzzi, musicista di fama mondiale. Entrambe prelibatezze musicali.

Venerdì 4 aprile, è stata  un’occasione unica, resa possibile dall’Associazione Nazionale Liuteria Artistica Italiana, e dalla direzione del San Domenico. Occasione, anzitutto, di ascoltare il suono di un pregiatissimo Stradivari, passato, di mano in mano, tra le più importanti case e liuterie mondiali. In secondo luogo – ma non per questo di second’ordine – per godere dell’esibizione della violinista Maristella Patuzzi, accompagnata al pianoforte dal padre Mario, maestro di pianoforte al Conservatorio di Como. L’esibizione iniziata alle 20 e 30 con ’ingresso  libero e ogni offerta devoluta alle associazioni “CCSVI nella Lombardia”  e “Associazione per la Sclerosi Multipla Crema”.
Nata a Lugano, nel febbraio dell’87, Maristella Patuzzi, appena undici anni più tardi, registra “Tzigane” di Maurice Ravel per la Televisione svizzera di lingua italiana. All’età di 13 anni incide il suo primo cd dal vivo. Vanta concerti da solita con alcune grandi orchestre. Tra queste, l’Orchestra Svizzera Italiana, quella di Padova e del Veneto, con l’Adelphi Symphony Orchestra di Long Island, l’Orchestra da camera di Lucerna e la Philharmonia Orchestra di Londra. Il primo diploma musicale lo consegue a 17 anni, col massimo dei voti, lode e menzione speciale al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Seguiranno una lunga serie di perfezionamenti e master, con risultati strabilianti. L’anno scorso (2013), insieme all’Orchestra Arturo Paganini, come solista ha eseguito e registrato, in prima assoluta, il Concerto per violino e archi di Manuel De Sica. Nel 2014, il Concerto è stato pubblicato dalla Brilliant Classics.
Nell’esibizione di domani sera la Patuzzi proporrà musiche di Ernest Bloch, Othmar Schoeck, Camille Saint-Saëns e Maurice Ravel. Ad accompagnarla, come anticipato, il padre Mario Patuzzi. Quest’ultimo, a 19 anni, ottenne il Diploma di magistero di pianoforte con il massimo dei voti e lode al Conservatorio Francesco Antonio Bonporti di Trento. Alla stessa età, il Conservatorio stesso lo nominò titolare della cattedra di pianoforte principale. Dopo una lunga serie di successi professionali, ad oggi è titolare della cattedra di pianoforte principale e dei corsi accademici al Conservatorio Giuseppe Verdi a Como, tiene seminarî e corsi di perfezionamento a Lugano, in Val Tidone, al Festival di musica del Novecento a Perugia, alle Università di Trento, di Piacenza e all’Università Kunitachi di Tokyo.

Zeta

CONCERTO DI GRANDISSIMO IMPATTO EMOTIVO SPLENDIDO STRUMENTO DAL SUONO DOLCISSIMO  PASTOSO IRRUENTO IRRIPETIBILE A SECONDA DEI BRANI E DEI PASSI

STUPENDO IL BIS CON LA DANZA MACABRA

ARTISTA GIOVANISSIMA MA SICURAMENTE TRA LE MIGLIORI NEL CAMPO ARTISTICO MUSICALE MONDIALE

A PRESTO A SAN PIETROBURGO CON L'ANLAI ALTRO CONCERTO FAVOLOSO DI MARISTELLA PATUZZI E MARIO PATUZZI

COMPLIMENTI !!! 

 

Prenotazioni  per liutai e appassionati di musica e delle bellezze di San Pietroburgo

4/9 giugno 2014 San Pietroburgo   5  giugno Concerto al Conservatorio

 6/7 Mostra strumenti musicali ad arco e a pizzico italiani

8 giugno concerto all'Hermitage 

stradivari@stradivari.it 

 IL TORRAZZO  GIORNALE DI CREMA

 

 

CREMA - 01/04/2014
CREMA - UNO STRADIVARI AL SAN DOMENICO


CREMA - UNO STRADIVARI AL SAN DOMENICO
Si terrà venerdì 4 aprile alle ore 20.30 presso il Teatro San Domenico il concerto dell'Anlai (Associazione Nazionale Liuteria Artisti) con Maristella Patuzzi che suonerà un violino Stradivari del 1687 e Mario Patuzzi al pianoforte. Nata a Lugano il 14 di febbraio 1987 Maristella Patuzzi, ha iniziato a quattro anni lo studio del violino e del pianoforte. A diciassette anni ha conseguito, da privatista, il Diploma di magistero in violino con il massimo dei voti, lode e menzione speciale al Conservatorio Giuseppe Verdi a Milano, sotto la guida di Roberto Valtancoli. Sempre a diciassette anni ha ottenuto la maturità federale svizzera al Liceo di Lugano. Dal 1995 era stata allieva di Susanne Holm e, dal 1999 al 2003, di Massimo Quarta, con il sostegno della Fondazione Pierino Ambrosoli di Zurigo. In marzo 2005 è stata ammessa come graduate, con borsa di studio per merito, nella classe di Miriam Fried, all'Indiana University, Bloomington dove, dal 2006, ha studiato sotto la guida di Mark Kaplan; nel 2007 vi ha conseguito il Performer Diploma in violino con il massimo dei voti e, nel 2008, il Master in violino, sempre con il massimo dei voti. Nel 2009 s'è perfezionata con Sergej Krilov al "Val Tidone Summer Camp". Nel 2011 ha conseguito il Master of Arts in Specialized Music Performance in violino con Carlo Chiarappa, al Conservatorio della Svizzera italiana, con il massimo dei voti e lode. Dall'età di cinque anni suona spesso in pubblico, accompagnata dal padre, pianista e pedagogo. A dieci anni ha tenuto il suo primo concerto come solista con orchestra, nella Cattedrale di Lugano e A soli undici anni ha registrato Tzigane di Ravel per la Televisione svizzera di lingua italiana e, nel 2011, musiche di Bloch, con suo padre, alla Radio Svizzera di lingua italiana. Dal 2002 ha tenuto concerti come solista con l'Orchestra Mozart di Milano, di Padova e del Veneto, San Marco di Pordenone, con l'Orchestra della Svizzera italiana, dell'Indiana University, con l'Adelphi Symphony Orchestra di Long Island, New York, con l'Orchestra del Conservatorio della Svizzera italiana, con l'Orchestra Arcadia, con l'Orchestra da camera di Lugano e con l'Orchestra 1813 di Como, Orchestra da Camera di Lucerna, Orchestra da camera del Locarnese, Orchestra Mitteleuropa "Lorenzo da Ponte", Philharmonia Orchestra a Londra.
Ha vinto il primo premio ai concorsi di violino a Biella, Villar Perosa, Tortona, Fermo, Vittorio Veneto, il Premio Bruno Zanella a Crevalcore (Bologna), il primo assoluto al Torneo internazionale di musica a Roma, la borsa di studio della Fondazione Friedl Wald a Basilea, nel 2010 il primo Premio Francesco Geminiani a Verona, il Preis 2011/2012 der Stiftung für junge Musiktalente, Meggen e, per la musica da camera, il primo assoluto ai Nuovi orizzonti 2011 ad Arezzo, il primo assoluto Premio Rovere d'oro a San Bartolomeo, Liguria.
È stata invitata ai festival Ruggero Leoncavallo a Brissago, Lario in musica, al Lake District Summer Music Festival, al Mozart di Rovereto (Italia), a quelli d'Ischia e di Bologna, al Festival delle Nazioni a Città di Castello, al Progetto Martha Argerich a Lugano e all'International Festival Rostropovich a Baku, al Festival les Classiques de Villars, Percorsi Sonori a Finale Ligure, Mito a Milano e Torino, a Trapani per Gli amici della Musica e Serate Musicali del Teatro delle Grazie di Bergamo. Il suo repertorio comprende musiche di tutte le epoche; interpreta spesso l'integrale delle Sonate per violino solo op. 27 di Ysaÿe e, fra i contemporanei, esegue volentieri brani ispirati al tango argentino, di Eduardo Hubert e di Luis Bacalov.
Attualmente suona su uno Stradivari del 1687. 

CREMA - 01/04/2014 

 

 
     UNITI AI LAVORATORI DEL TEATRO BELLINI DI CATANIA  TETATRO BELLINI 

L'ANLAI ELEVA VIBRATA PROTESTA 

Protesta choc dei lavoratori del Teatro Massimo Bellini di Catania che alla prima dell’opera di Gaetano Donizzetti ‘Lucia di Lammermoor’  (che chiude la travagliata stagione 2013 dell’ente lirico) hanno inscenato un insolito funerale. I dipendenti e le maestranze, che lamentano il pagamento degli stipendi, hanno ritardato di mezz’ora la messa in scena dello spettacolo, poi un corteo funebre, con tanto di lavoratori incappucciati e a lutto e con una bara ha percorso il corridoio centrale del teatro per raggiungere i piedi del palcoscenico.

 

L'ANLAI LI SOSTIENE ED ELEVA VIBRATA PROTESTA  UN PAESE SENZA MUSICA NON HA RAGIONE DI ESISTERE  POLITICI IMBECILLI 

Gli spettatori al loro ingresso avevano trovati affissi su alcuni palchi diversi striscioni che ricordavano le varie fasi di una protesta iniziata molti mesi fa. “Chiuso dai politici, aperto al pubblico”, recita quello sopra il palco reale, oppure “un popolo senza teatro è un popolo morto”, appeso accanto al palcoscenico. 

I lavoratori, con a fianco le sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom, Fials, Libersind e Ugl, hanno quindi rivolto un appello alle Istituzioni leggendo un comunicato prima dello spettacolo e annunciando azioni di sciopero per tutti le rappresentazioni in programma dopo la ‘Lucia di Lammermoor’.

“La Regione Siciliana – scrivono i sindacati – ha più volte approvato tagli di spesa alla contribuzione dell’ente compromettendone la stabilità finanziaria, la qualità artistica e i livelli occupazionali”.

Tra i problemi immediati del teatro la mancata presentazione del bilancio di previsione 2013, senza il quale è difficile poter programmare le attività per il 2014, e anche la mancata nomina del Cda invocata ieri dal sindaco Enzo Bianco in un accorato appello rivolto alla Regione siciliana affinché il Bellini non venga lasciato senza guida.

“Il Commissario Alessandra Di Liberto – ha spiegato Bianco – è andata via per scadenza del suo mandato, non rinnovabile, e sento l’esigenza di ringraziarla per l’impegno profuso nel risolvere alcune delicate questioni amministrative. Non è stato però ancora stato nominato il Consiglio d’amministrazione anche se c’è un impegno del presidente della Regione Crocetta a farlo prestissimo. Questa mancanza di una guida è però estremamente rischiosa per il nostro teatro, che, come ogni ente lirico, è una creatura delicatissima” .

Anche Bianco ha sottolineato come “la mancanza di una guida rischia di creare problemi alla nuova stagione” ed ha anche invitato tutti a fare la propria parte per il bene del Massimo, “come hanno fatto fino adesso i lavoratori, che tra grandi difficoltà hanno garantito la qualità artistica di concerti e spettacoli”

 

 

 
 
 
 
 
 
 

lunedì 2 dicembre 2013

Vincenzo De Bonis, liutaio. Una intervista.

 
Nel pomeriggio freddo e piovoso di ieri il Maestro Vincenzo De Bonis se n'è andato. A lui, persona semplice ed aristocratica, elegante e raffinato artigiano ed artista che ha portato insieme al fratello Nicola, Bisignano nel mondo porgo il mio pensiero. Voglio ricordarlo pubblicando in rete per la prima volta una intervista che mi fece leggere anni fa pubblicata nel 1992 nel libro di Gennaro Cosentino “I primi dell’ultima” edito da Luigi Pellegrini Editore che ringrazio molto per la gentile concessione. Caro Mastro Vincenzo, hai regalato sogni a tanti, conoscerti e frequentarti è stato un grande privilegio. Grazie, mi mancheranno le nostre conversazioni con i lunghi silenzi, la tua ironia e saggezza intelligente frutto di un rapporto profondo e mai banale con la realtà umana.


Vincenzo De Bonis 
Liutaio

Vincenzo De Bonis non ha il telefono in casa e per mettercisi in contatto bisogna telefonare ad una cognata che riferisce i messaggi. Se poi lui ritiene importante la chiamata provvede a rintracciare chi lo ha cercato.

Una forma di isolamento, di repulsione per ogni tipo di tecnologia che, insieme alla scienza, è il timore numero uno per De Bonis.
Dopo una serie di tentativi riuscii a prendere l’appuntamento, appuntamento per me, perché il Maestro mi disse subito: “Venga quando vuole, io sono qui...”
Giugno aveva regalato alla campagna i colori più definiti e lungo la strada per Bisignano si alzava dalla vallata un diffuso odore di fieno. Non faceva eccessivamente caldo ma solo quanto bastava per valorizzare gli alberi della piazza principale da parte di alcuni vecchi contadini con la paglietta.
Io non avevo mai conosciuto de Bonis, avevo letto qualcosa sulla liuteria calabrese, di Bisignano appunto, che si tramanda ormai dal 18° secolo.
Nell’Enciclopedia della Liuteria mondiale ai De Bonis è dedicato un notevole spazio e con essi a Bisignano e alla Calabria.
Mi incuriosiva vedere come nasce uno strumento a corda a livello artigianale, artistico, mi interessava molto conoscere l’ultimo di una lunghissima “dinastia” di liutai, l’esempio vivente di qualcosa che scompare, di un’arte e di una tradizione che terminerà con lui.
Ero consapevole dell’importanza che assommava quell’incontro, ero forse emozionato, stavo per conoscere un personaggio che mi avrebbe dato molto sul piano umano, uno dei calabresi più famosi, il più famoso, insieme a Gerardo Sacco, in tutto il mondo.
Non immaginavo che saremmo diventati amici e ci saremmo incontrati ancora.
Nel 1990 Vincenzo De Bonis ha anche vinto ad Aieta il premio “Vicolo d’Argento”, destinato ai personaggi che si distinguono per la diffusione della cultura meridionale nel mondo.
La casa di De Bonis è in una discesa del centro storico, una casa-laboratorio: il laboratorio all’ingresso e poi le stanze.
Mi accolse con un sorriso, mi disse che non è solito rilasciare interviste, che preferisce dare notizie sulla liuteria ma, comunque, con molta gentilezza, mi fece accomodare in una saletta stretta, con al centro un tavolo e quattro sedie e con un armadio antico dove il Maestro conserva i suoi “cimeli”: pergamene, articoli di giornale, tanti, tantissimi dai rotocalchi a quelli più impegnati, lettere di personaggi illustri, fotografie, libri che parlano della liuteria e di lui.
Anzi, della sua famiglia.
Lui è rimasto solo dalla morte del fratello Nicola, a cui era legato in modo forse morboso, Nicola era tutto per lui, tant’è che da allora ha vissuto dodici anni di stasi, di apatia sul lavoro e nella vita.
Più che di una intervista si trattò di una conversazione che rompeva solo appena il silenzio che prevaleva tutt’intorno, senza alcuna distrazione, tranne l’interruzione dovuta all’arrivo della sorella con due tazze di caffé in un vassoio. Un ottimo profumo, ma quando io dichiarai di non poterlo bere, l’anziana sorella non celò la delusione.
Vincenzo, però, riprese subito il discorso, con frasi brevi ma frutto di lunghe riflessioni sufficienti per rendere l’idea sulla integrità, sulla conservazione di certi valori e sulla filosofia di un uomo molto solo. Di un artista.
Quell’intervista è un atto di accusa, tagliente ed inequivocabile nei confronti della solo-cosiddetta “classe dirigente” calabrese, della società di apparenza che sta lasciando finire un’arte secolare.
Piazzare la foto di De Bonis su u calendario pubblicitario della Calabria non è un incentivo, è una beffa.
Una delle tante beffe della Regione Calabria.
Egli accetta tutto, assiste agli eventi con la superiorità tipica degli uomini che hanno conosciuto solo paziente lavoro, con tristezza ama anche ironia.
Riproponendomi di incontrarlo ancora, di scrivere una monografia sulla sua vita artistica, sulla favola di Bisignano, lo salutai dopo qualche ora.
Gli occhi neri molto belli di Vincenzo brillavano di commozione e, come due vecchi amici, ci abbracciammo.

 
Cosentino: Maestro De Bonis, Lei si considera un artista o un artigiano?

De Bonis: Io penso che per essere artista bisogna essere un buon artigiano, prima artigiano. E poi se sono artista lo devono dire gli altri.
C.: Penso che gli altri lo dicano abbondantemente…
De Bonis: Ah, l’hanno detto i tecnici, i musicisti, i liutologi, persone di alta competenza
C.: Qual è il segreto del liutaio?
De Bonis: Il segreto del liutaio è l’esperienza che consente di fare uno strumento che sia perfetto, che abbia un equilibrio di suoni, un’estensione di suoni, una purezza di suoni. Questa è la liuteria.
C.: Lei suona le chitarre che produce?
De Bonis: Per perfezionare uno strumento, per la messa a punto bisogna sempre saperlo suonare. Tutti i liutai devono almeno saper accordare gli strumenti che creano.
C.: Quanti strumenti ha costruito nella Sua vita?
De Bonis: Io il conto non l’ho fatto. Costruisco strumenti da concerto dal 1950, sono quarant’anni di produzione. Ne ho fatto di lavoro!
C.: Viene molta gente a trovarla?
De Bonis: Abbastanza, di più turisti e poi le persone interessate a questo lavoro.
C.: Si è mai sentito abbandonato o incompreso?
De Bonis: No, né l’una né l’altra cosa.
C.: Conosce altri liutai?
De Bonis: Ci conosciamo un po’ tutti quanti…
C.: Quanti sono in Italia?
De Bonis: In Italia saranno, più o meno…, tre quattrocento persone che fanno questo lavoro
C.: In quali regioni maggiormente?
De Bonis: A parte Cremona, che è il centro quasi universale della liuteria, esistono liutai in tutta Italia; solo in Calabria è una rarità questa attività.
C.: In Calabria c’è solo Lei?
De Bonis: Io parlo di liuteria classica… poi uno strumento ognuno può costruirlo.
C.: Si considera un calabrese importante?
De Bonis: Io mi considero un calabrese che ama la Calabria, il paese, la famiglia e per questo ho dedicato tutta la vita e tutto il lavoro. Penso di avere dato tutto.
C.:Ha molti amici?
De Bonis: Tanti amici, ogni persona che incontro per me è un amico.
C.: Amici veri?
De Bonis: Amici veri, bisogna vedere, solo quelli d’infanzia, di scuola. A parte il fatto che ci conosciamo un po’ tutti qui in paese.
C.: Lei viaggia?
De Bonis: Non ho mai viaggiato, non sono mai stato fuori dalla Calabria, una volta sola a Roma e una volta a Firenze, ma molti anni fa.
C.: Ha prodotto chitarre per personaggi importanti. Per chi?
De Bonis: Io dicevo poco fa che i miei strumenti sono nelle mani di persone, di musicisti… se noi intendiamo importante un musicista, allora i miei strumenti sono tutti nelle mani di persone importanti.
C.: Lei preferisce essere chiamato maestro?
De Bonis: No, io preferisco essere chiamato Vincenzo.
C.: I liutai hanno futuro?
De Bonis: Tutto l’artigianato artistico ha un grandissimo futuro, più adesso che prima.
C.: Pensa che potranno essere sostituiti i liutai?
De Bonis: Da che cosa potrebbero essere sostituiti? Dalla nuova tecnologia, dai suoni riprodotti? Il suono di uno strumento classico è inimitabile.
C.: Qual è la differenza tra una chitarra fatta da Lei (o uno strumento fatto da Lei) e quella fatta in serie?
De Bonis: Lo strumento fatto di liuteria, come dicevo prima, è lo strumento che ha una sonorità che permette a tutti, in un concerto, di sentire il vero suono, che si proietta… Gli strumenti di fabbrica, sempre a corda, o chitarra o violino, sono strumentucci che non dicono niente, sono strumenti per come dire, per uno che inizia, per uno che vuole fare qualche cosa, ma non per…
C.: Le sue chitarre vanno all’estero?
De Bonis: Le mie chitarre sono un po’ in tutto il mondo, come dicevo prima gli strumenti si passano da una mano all’altra e vi sopravvivono…
C.: Ma sono considerati una rarità?
De Bonis: Tutti gli strumenti d’autore sono rari, perché la produzione è quella che è, purtroppo siamo pochi…
C.:Qual è stata la sua più grande soddisfazione finora?
De Bonis: Di soddisfazione particolarmente grande… non saprei, per esempio una mia soddisfazione era quando si faceva un Concorso per liuteria a Roma, Firenze, all’estero, aspettavo il portalettere per le comunicazioni e arrivava la lettera che diceva che avevo vinto, avevo vinto il primo premio.
C.: Ma non è mai andato a ritirare il premio
De Bonis: No, io non sono mai andato.
C.: Perché?
De Bonis: Perché… mio fratello Nicola sì, lui andava molto spesso, andava a Roma, a Firenze.
C.: Ah, Lei non è mai andato. Non Le piace viaggiare?
De Bonis: No! Non mi piace viaggiare.
C.: Non sente l’esigenza di viaggiare?
De Bonis: No.
C.: Quali sono le cose più importanti per Lei nella vita?
De Bonis: Secondo me le cose più importanti della vita sono la moralità, l’onestà, essere una persona che produce qualcosa.
C.: C’è qualcosa che Le fa paura?
De Bonis: Forse questa tecnologia, questa scienza.
C.: Come sente, diciamo, la certezza che dopo di Lei a Bisignano la liuteria è finita?
De Bonis: Con molta amarezza, ecco in questo senso potrei smentirmi con quello che ho detto prima, sono molto dispiaciuto per questo fatto, perché non sono stato compreso dalle autorità, diciamo così, calabresi: qui in Calabria si è più distrutto che costruito a questo livello, a livello di artigianato, di cultura, non si è fatto niente.
C.: Lei non ha mai avuto allievi?
De Bonis: Come dicevo prima il nostro modo di lavorare è stato sempre basato su un rapporto tra padre e figlio oppure tra fratelli.
C.: Estranei nel Suo laboratorio non ce ne sono mai entrati per imparare?
De Bonis: Non ce ne sono mai stati anche perché io non ho un laboratorio, io come vede lavoro in casa…
C.: Anche i suoi fratelli lavoravano in casa?
De Bonis: Sì sì, tutti lì (ed indica la stanza all’entrata della casa).
C.: Qui?
De Bonis: Tutti lì lavoravamo, c’era papà, c’era Nicola, c’ero io e c’era l’altro fratello che aiutava papà…
C.: Quale è stata la Sua più amara delusione?
De Bonis: Di trovarmi a 61 anni e di avere dato tutto senza ricevere niente.
C.: Da chi avrebbe dovuto ricevere?
De Bonis: Non lo so, forse non è questione che avrei dovuto ricevere qualcosa, non sono stato nel mio ambiente ecco tutto, l’ambiente in cui ho vissuto non è il mio.
C.: Si sente come un pesce fuori dall’acqua?
De Bonis: Non è che mi sento come un pesce fuori dall’acqua perché… ma l’ambiente certamente non è stato il mio.
C.: Pensa che se Lei si fosse trovato a Cremona o in un centro più importante…
De Bonis: Se io fossi stato a Cremona sarei stato uno che avrebbe fatto scuola, che avrebbe avuto la possibilità di commercializzare meglio il suo lavoro.
C.: Il fatto che Lei è così apprezzato dai giornalisti, dalla stampa, da tutti, io oggi sono venuto qui per intervistarla ed inserirla in un libro dove ci sono i calabresi più famosi, i personaggi più conosciuti, che effetto Le fa?
De Bonis: Mi fa molto piacere, è una piccola felicità, diciamo.
C.: Qual è il Suo rapporto con Bisignano?
De Bonis: Il mio rapporto con Bisignano certamente non è un rapporto né culturale né artistico, è un rapporto…
C.: Di paese?
De Bonis: Comunissimo, come tutti quanti gli altri, come dire, sono una persona normalissima, come gli altri.
C.: Come La vedono i suoi compaesani?
De Bonis: Ah, io penso che mi vedono con molto rispetto…
C.: Si è mai immischiato con la politica?
De Bonis: No, mai.
C.: Non Le interessa?
De Bonis: Non è che non mi interessa, è che operare politicamente e fare discorsi diciamo così culturali, di musica, di artigianato artistico, non ha senso…
C.: Questi discorsi culturali, di artigianato artistico, di musica con chi li fa?
De Bonis: Ogni tanto con qualche professionista, con qualche allievo di conservatorio.
C.: Qualcuno che viene qua?
De Bonis: Si, con qualche giornalista, come Lei…
C.: E’motivo di vanità per Lei o di soddisfazione il fatto che Bisignano è conosciuta grazie a Lei?
De Bonis: Insomma… Bisignano è conosciuta anche per la liuteria, questo sì.
C.: Ha qualche rimpianto?
De Bonis: Rimpianti no, tranne questa amarezza perché si andrà a chiudere una bottega che c’è dal 1700, ma non è colpa mia perché io ho avuto problemi familiari… spaventosi, io e mio fratello abbiamo lavorato per mandare avanti la famiglia. C’era papà, c’era mamma, c’erano le sorelle, i nipoti, mai abbiamo pensato a noi stessi.
C.: Vuol dire che non è riuscito mai a fare soldi con questo lavoro?
De Bonis: Questo è un mestiere, chiamiamolo mestiere, che no ti permette di fare soldi, come si dice, perché per realizzare uno strumento ci vuole molto lavoro.
C.: In questo allora si è sentito abbandonato?
De Bonis: Abbandonato? Io penso che una persona che ha una professionalità, diciamo, così alta, riconosciuta dagli enti dello Stato e dai privati, ad un certo momento questa persona deve essere pure messa nelle condizioni di insegnare, di fare qualche cosa, di avere diciamo così…
C.: Non ha mai tenuto una lezione Lei?
De Bonis: E a chi la tenevo questa lezione, io non ho mai…
C.: Nelle scuole non l’hanno mai chiamata?
De Bonis: No.
C.: Lei parla bene; ha studiato?
De Bonis: Studiato! Sono andato a scuola, ai miei tempi il massimo era la licenza elementare, non c’erano scuole superiori a Bisignano.
C.: Lei legge molto?
De Bonis: Ma io leggo così… mi piace leggere qualche cosa.
C.: Cosa?
De Bonis: Ma un po’ di attualità, un po’ di storia, non romanzi, a me piace la storia, ecco tutto; e l’attualità.
C.: Pensa che questa liuteria può essere salvata in Calabria, qui a Bisignano, in qualche modo con un intervento?
De Bonis: E’ troppo tardi, perché io fisicamente non sto tanto bene, non mi sentirei di assumermi degli impegni…
C.: Perché non si è sposato?
De Bonis: Come dicevo prima non mi sono sposato per risolvere i problemi familiari, avevano bisogno di me, del mio lavoro.
C.: Con chi vive?
De Bonis: Adesso? Adesso sono io e altre sorelle che sono più anziane di me… Insomma ci siamo nati in questa casa e ci siamo invecchiati.
C.: Ha un personaggio, una persona, nella sua vita a cui è rimasto più legato, che è rimasto di più nella sua memoria, una persona che le ha dato di più?
De Bonis: Ma a livello, diciamo così, affettivo?
C.: Nella vita, complessivamente.
De Bonis: Nella vita è stato Nicola, mio fratello, è stato il mio maestro, è stato il mio amico, è stato il mio compagno…
C.: Era sposato lui?
De Bonis: No, lui non era sposato. Lui non era sposato ed io per non scavalcarlo ho seguito il suo esempio.
C.: Quindi diciamo che era una figura carismatica per Lei.
De Bonis: Era una figura che io rispettavo come maestro, più come maestro che come fratello.
C.: Come trascorre la giornata?
De Bonis: La giornata, quando sono impegnato nel lavoro passa bene. Questo è un periodo un po’ triste per me perché non riesco a concentrarmi bene nel lavoro e quindi passo la giornata malissimo.
C.: C’è un motivo?
De Bonis: Non lo so, non lo so, mi sento un po’ solo, ecco.
C.: Suo fratello da quanti anni è morto?
De Bonis: Undici anni fa.
C.: In questo periodo come mai sente quest’angoscia?
De Bonis: Beh, forse mi trovo di fronte alla resa dei conti e… e mi sento un po’ solo.
C.: Il futuro come lo vede?
De Bonis: Ma… a questo punto credo che il mio futuro sia di sopravvivenza.
C.: E il futuro della Calabria?
De Bonis: Io mi augurerei che il futuro della Calabria fosse migliore in tutti i sensi.
C.: Lei adesso come vede questa Calabria, quali pensa siano i mali peggiori?
De Bonis: Ma non si tratta di mali peggiori o minori; è la guida che manca, l’esempio… Non so… io vedo che c’è gente che no sa fare niente e fa successo, per esempio. E questo mi dà fastidio.
C.: Il successo per Lei cos’è?
De Bonis: Bisogna fare differenza tra successo economico o artistico. Quest ultimo è una cosa importante…
C.: Lei ha rincorso il successo?
De Bonis: Ma io non è che sia andato alla ricerca del successo. Il mio successo l’ho inteso come la possibilità di lavorare e distinguermi nel mio lavoro. Ecco il mio successo.
C.: Ha mai temuto di non riuscire a tirare la vita con questo lavoro?
De Bonis: Ah, io sono stato un soggetto che non ha mai voluto niente dalla vita.
C.: Il denaro per Lei che cos’è?
De Bonis: E’ solo un mezzo necessario per vivere.
C.:E l’amore?
De Bonis: L’amore dovrebbe essere una comunione tra due soggetti. Per me è soprattutto rispetto. Solo questo, rispetto.
C.: Lei si sente amato?
De Bonis: Penso di no. Stimato, ammirato, rispettato sì, ma amato assolutamente no. A parte l’amore familiare, fraterno. Il mio grande amore è stata mia madre che mi ha sempre trattato come se fossi un eterno bambino, sempre.
C.:La vita per Lei che cos’è?
De Bonis: La vita per me è come un arco, una curva che purtroppo è destinata a finire…
C.:E la morte?
De Bonis:  La morte è la fine di questa curva ma alla morte sopravvive l’opera delle persone…
C.:Lei ha paura della morte?
De Bonis: No, assolutamente no.
C.:Quale pensa sia il peggiore aspetto degli uomini e quale il migliore pregio?
De Bonis: Io non sono un filosofo, io…C.:E il suo peggiore difetto qual è?
De Bonis: Io penso di avere solo piccoli difetti…
C.:E il migliore pregio?
De Bonis: Penso che il mio migliore pregio è il lavoro che sono riuscito a fare…
C.:Qual è stato il momento più esaltante della sua vita?
De Bonis: Non un momento ma un periodo e cioè l’adolescenza e poi la giovinezza. L’adolescenza è stata un apprendistato, la giovinezza è stata molto produttiva perché ho lavorato molto…
C.:Il suo primo pensiero la mattina qual è?
De Bonis: E’ difficile dire qual è il primo pensiero perché sono tanti i pensieri, un’enormità di pensieri.
C.:Possiamo dire che per Lei la liuteria corrisponde alla vita?
De Bonis: Certo perché dare voce ad un materiale naturale com’è il legno, dargli una forma, una linea, farne un oggetto bello e sonoro è un vero miracolo. Sono mestieri che hanno una completezza assoluta.
C.:Il Suo rapporto con la religione, con la fede?
De Bonis: Da ragazzo (negli anni ’30 e ’40) per me la Chiesa era una scuola. Il parroco era un padre spirituale. Credo che la figura più importante ed interessante per l’umanità è Cristo.
C.:Viene spesso intervistato? Vengono molti giornalisti?
De Bonis: Do moltissime notizie, interviste mai. Adesso, solo perché ho capito che Lei deve fare un lavoro diverso sto parlando oltreché del mio lavoro anche di me, del mio spirito, diciamo… Ho cercato di rispondere sinceramente, non so se bene o male, come so fare io.
C.: Un’altra domanda: qual è il messaggio che Lei calabrese umile ma conosciuto, vuole lanciare ai giovani?
De Bonis: Il vero messaggio va lanciato agli educatori e ai politici perché siamo in una società dove i ragazzi vengono presi a 3 anni alla scuola materna e vengono portati fino a 15-16 anni alla scuola dell’obbligo e poi tutti alle scuole superiori. Io vorrei che da questa scuole non uscisse gente squalificata ed incapace di ogni cosa. La scuola deve educare oggi, è finito il rapporto del maestro artigiano e dell’allievo, è finita l’epoca dell’artigianato e dell’agricoltura, della pastorizia, siamo nell’era tecnologica è quindi è la scuola che deve formare il suo popolo.
C.:Ai politici cosa rimprovera?
De Bonis: Rimprovero proprio l’errore di non avere creato le strutture e le possibilità per evitare la fine di certi valori…

 

 

 

Il bosco incantato

 

E’ noto da tempo che in Val di Fiemme a  Paneveggio la foresta incantata nascono gli  abeti rossi  il cui legno di risonanza è il più adatto al mondo per la costruzione delle tavole degli strumenti ad arco. Lo stesso Stradivari vi andava a rifornirsi  così  come tanti altri liutai della scuola classica dei sei- settecento. Raramente usavano dei  legni diversi  che comunque si procuravano sul piacentino. Per il fondo e le fasce era necessario invece rivolgersi a Venezia dove si potevano trovare i legni adatti che provenivano in genere dai boschi della Bosnia Erzegovina,  il famoso acero marezzato.

 

Oggi è possibile procurarselo più facilmente e proviene anche da varie altre zone comunque in particolare  dal nord Europa.

 

Fa notizia quindi l’”esperimento”  tentato in Val Palot a pochi chilometri da Pisogne  ( la cittadina che grazie all’Anlai ha ospitato per tanti anni il concorso nazionale di liuteria Anlai e che ora ospita ogni anno il Concorso internazionale di liuteria per strumenti antichizzati giunto alla 5° edizione e che vede la presenza di maestri liutai provenienti da tutto il mondo ).

 

 

 

Con una simpatica cerimonia nei giorni scorsi sono stati piantumati i primi aceri ( in totale saranno più di 250 ) che andranno a sostituire i pini che sono stati abbattuti da un disastroso  fortunale.

 

Presenti gli assessori del Comune , l’onorevole Berlinghieri e il presidente dell’Anlai Associazione Nazionale Liuteria Artistica Italiana così come i giurati del Concorso internazionale una breve cerimonia ha consentito la piantumazione   il fatidico taglio del nastro e l’inaugurazione anche della scultura in un tronco d’albero  dell’artista Egidio Petri di Cavalese.

 

L’auspicio è che tra una ventina d’anno questi alberi possano davvero contribuire alla costruzione di strumenti ad arco che a questo punto potrebbero essere “ completamente italiani “

 

 

 

 

LETTERA AL GIORNALE CREMONA DEMOCRATICA

Non entro nel merito delle recenti decisioni della Commissione Toponomastica. Non so se è composta dagli stessi personaggi che rifiutarono per due volte la proposta di far erigere un monumento nel viale degli artisti del Cimitero a Sandro Talamazzini ; forse i signori non sapevano che era stato non solo un grande scrittore ma anche un regista cinematografico di prim’ordine Palma d’oro a Cannes. La proposta poi passò ma solo perché il voto del sindaco valeva doppio.Quello che vorrei segnalare ora al di là delle decisioni sul baritono Protti e sul sig Palatucci giace da tempo la proposta firmata da numerosi liutai e musicisti e cittadini cremonesi di dedicare una via o una piazza al non certo discusso maestro Giuseppe Fiorini che ha donato a Cremona i cimeli stradivariani da lui acquistati con grandi sacrifici Si inaugura il museo del Violino ma su Fiorini resta il silenzio di sempre grazie alla nostra “sempre discussa” Commissione Toponomastica
Gualtiero Nicolini presidente Anlai

 

 

 PREMIO DEI LIUTAI BULGARI A GUALTIERO NICOLINI

" LIUTOLOGO SCRITTORE ORGANIZZARORE DI EVENTI LIUTARI DI GRANDE RILEVANZA PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA LIUTERIA CLASSICA E PER LA DIFFUSIONE DELL'ARTE LIUTARIA SPECIE IN FAVORE DEI GIOVANI   Associazione Regionale Liutaria di Kazanlak  giugno 2013

 

 

 PREMIO ANLAI 2013

19/07/2013 - LA MUSICA IN LUTTO

Addio a Carlotta Nobile, 
l’angelo del violino

Carlotta Nobile, 24 anni

 
 
Muore a 24 anni l’artista campana
dirigeva l’Accademia di S. Sofia
SANDRO CAPPELLETTO
ROMA

Quella mattina di domenica 3 marzo, non aveva voluto rinunciare. Per suonare, a Roma, nel concerto dedicato alla memoria di Goffredo Petrassi, aveva preso treni per andare e tornare da Milano, dove era in cura. Chi non lo sapeva, a vederla così più che bella, radiosa, determinata, brava, mai avrebbe immaginato che il male la stava vincendo e che la partita si sarebbe chiusa così presto.  

 

Addio Carlotta Nobile, violinista, laureata in storia dell’arte, autrice di due libri di narrativa. Nell’ultimo,Oxymoron, aveva scritto: «Il tempo non è che un nemico beffardo sempre in corsa e mai costante. Va a ritroso quando dovrebbe scorrere e travolge quando dovrebbe fermarsi, e certo non sarò io a convincerlo a imparare». A lei, il tempo che travolge, ha concesso soltanto 24 anni. Si è spenta nella casa di famiglia a Benevento, circondata dall’affetto di molte persone, strette attorno al dolore dei genitori, del fratello.  

 

Diplomata con lode in violino a 17 anni, perfezionata a Londra, Salisburgo e alla Scuola di Fiesole, Carlotta è stata fedele alla sua dedizione alla musica fino a quando le forze lo hanno consentito. Sapeva tutto del tumore che la stava divorando con quell’energia brutale che possiede quando prende di mira i più giovani e che aveva suggerito ai medici terapie molto invasive. Più le cure la sfibravano, più le diagnosi avvicinavano il momento del congedo, più la musica diventava la sua ribellione al destino, la sua vera vita: e mai con uno sconto alla qualità. Nel suo orgoglio di vera artista, non avrebbe tollerato di essere invitata a suonare perché malata. Non aveva bisogno di queste concessioni: possedeva un suono forte e sicuro, un’agilità perfino virtuosistica, era curiosa del repertorio moderno, come testimonia anche la sua interpretazione di alcuni brani di Ernest Bloch, ora contenuti nel cd Il pentagramma della memoria, edito dalla Fondazione Carlo Levi. E conquistava il pubblico, con una consapevole - e mai artefatta, come si vede di frequente - presenza scenica.  

 

Quel giorno a Roma aveva suonato, con il pianista Marco Scolastra e il violista Antonello Farulli,Introduzione e Allegro e Duetto per violino e viola. Carlotta conosceva il primo pezzo, non il secondo. Non si tirò indietro, studiò molto, come fosse consapevole che sarebbe stato quello il suo ultimo concerto pubblico. Così purtroppo è accaduto. Fu travolgente nei passaggi più brillanti, molto matura nei momenti più lirici, più dialoganti e segreti dei due capolavori di Petrassi. Ciao Carlotta, grazie per sempre. Sapremo ricordarti, sapremo onorarti.  

 

 

CONDIZIONI PARTICOLARI A  LIUTAI,  MUSICISTI COLLEZIONISTI ISCRITTI ALL' ANLAI 

 

 

 

 

Recuperato dopo 3 anni di indagini 
violino Stradivari da 1,4 milioni 
rubato in Inghilterra

31 luglio, 2013   // 0 Commenti

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Ritrovato dopo tre anni un violino Stradivari del 1696 da 1,4 milioni di euro. Il furto era avvenuto nel 2010 ai danni della musicista sudcoreana Min-Jin Kym. Lo strumento era stato rubato nelle vicinanze della stazione londinese Euston Station, mentre la proprietaria stava mangiando in un chiosco. La donna si era poi accorta, terminato il pasto, che la custodia, contenente anche due archetti del valore totale di 80mila euro (anch’essi ritrovati), era scomparsa. Le indagini degli investigatori inglesi erano arrivate fino in Bulgaria, dove a marzo un violino simile era stato ritrovato, ma si trattava solamente di una copia.

Il prezioso Stradivari è stato recuperato nelle Midlands – non lontano da dove era stato rubato – in buone condizioni, la scorsa settimana, “seguendo una complicata pista investigativa” (non sono stati resi noti dalla polizia inglese i dettagli dell’operazione). Entusiasmo per il ritrovamento è stato espresso dalla musicista asiatica 35enne, che ha iniziato a suonare con il violino Stradivari dalla sua adolescenza. Come riportano i media britannici, nel 2011 gli investigatori hanno arrestato il 32enne John Maughan e due adolescenti, accusati di essere stati coinvolti nel furto, senza però riuscire recuperare lo strumento, che sembrava svanito nel nulla, fino a qualche giorno fa.

 

Concorso Liuteria 

di Anlai, le premiazioni 
dei vincitori

19 maggio, 2013   // 0 Commenti

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I cremonesi Marcello Villa e Patrik Orippi (violino e viola),i e Federico Fiora di Cremona (cello) tra i professionisti, gli allievi della Scuola di Liuteria di Cremona nel concorso libero nella competizione dei  giovani liutai: questo, in sintesi, il quadro delle prime posizioni nel 7° Concorso nazionale di liuteria Anlai, conclusosi venerdì con la prova acustica pubblica nel magnifico ex refettorio della Chiesa di S.Pietro a Po di Cremona.
Nella giornata di sabato al castello del Seprio di Mozzate si è tenuta la cerimonia di premiazione con la consegna  delle medaglie d’oro, argento e di bronzo, l’assegnazione dei premi speciali e dei diplomi e la consegna dei Premi Anlai 2013 al  m° Giorgio Picentini, di cui si è inaugurata una importante mostra di alta ebanisteria, ad Aleksandra Radonich artista fotografa Serba, ai direttori d’orchestra maestri Massimo Incarbone e Mauro Ivano Benaglia, ed infine al  dott Liborio Scaccianoce, in rappresentanza di tutti i volontari della Fondazione La città invisibile di Biancavilla Metodo Abreu di Catania.
I maestri Wim Janssen e Alberto Lupo Pasini saranno invece premiati a Rimini alla inaugurazione della mostra Anlai “L’arte del Suono, il mestiere del liutaio” che si apre al Museo della città mentre altri personaggi della liuteria riceveranno il riconoscimento in settembre a Pisogne durante il 4° Concorso internazionale per strumenti antichizzati presieduto da Florian Leonhard.

Questi i risultati finali del 7° Concorso Nazionale di Liuteria Anlai

Concorso Liutai professionisti

Violino
1 Marcello Villa (Cremona)
2 Patrik  Orippi (Cremona)
3 Liu Zoayang (Cina)

Viola
1 Marcello Villa (Cremona)
2 Lui Zoayang (Cina)
3 Federico Fiora (Cremona)

Violoncello

2 Federico Fiora (Cremona)
3 Im Dong im  (Corea del Sud)
3  Luca Mazzetti (Catanzaro)

Concorso libero

Violino
1 Lee Seung  Jin (Corea del Sud)
2 Whai chi -way (Taiwan)
3 Pietropaolo Galileo (Genova)

Viola
1  Seo Seung Deok (Corea del Sud)
2 Yi Yng (Cina)
3   Il Dong Shin (Corea del Sud)

Concorso Giovani Liutai

Violino
1 Lee Cho Ho (Corea del Sud)
2  Ho Tien Hisin (Taiwan)
3  Todorov Hristo (Bulgaria)

Viola
1 Ho Tien Hisin (Taiwan)
2 Fagundes Rogerio (Brasile)
3 Hiroshi Mihara (Giappone)

Al Castello del Seprio, l’Orchestra Concertante d’archi di Milano diretta da Mauro Ivano Benaglia suonerà in questi giorni tutti gli strumenti esposti al pubblico attribuendo loro un punteggio che determinerà gli strumenti vincenti dal punto di vista acustico e che saranno suonati la sera del 29 maggio al Circolo del Giardino di Piazza Duomo a Milano nella serata di gala. La manifestazione è ad inviti. Coloro che fossero interessati a parteciparvi devono rivolgersi all’Anlai.

 

 

USCITO IL CATALOGO DEI CONCORSI

31Jan2013
 

 

PRESENTAZIONE DEI CONCORSI ALLA SCUOLA DI LIUTERIA DI CREMONA

30Jan2013
 

 

COMUNICATO
 
Presso la Scuola di Liuteria di Cremona l’Anlai ha presentato ieri il catalogo dei suoi Concorsi di liuteria 2011 e 2012, i prossimi concorsi che si svolgeranno a Cremona- Mozzate e Milano ( 7° Concorso nazionale per strumenti ad arco ) e Cremona - Lovere e Pisogne ( 4° Concorso Internazionale per strumenti antichizzati ) in programma rispettivamente nel maggio e nel settembre prossimo . 
Erano presenti anche i membri della prossima Giuria m° Daniele Scolari e Ezio Scarpini docenti dell’istituto ed i maestri Ivano Benaglia Direttore d’orchestra dell’ Accademia d’archi di Milano e Matteo Fedeli il violinista chiamato “l’uomo degli Stradivari” che ha già avuto l’ opportunità di suonare una trentina di strumenti del grande cremonese e che è il responsabile dell’associazione “ Uno Stradivari per la Gente “
Il presidente Anlai prof Gualtiero Nicolini e il consigliere dell’associazione Dugo hanno quindi posto l’attenzione anche sugli incontri dell’associazione in programma nel corso del 2013 facendo riferimento in particolare alla mostra di Rimini “ Il mestiere del liutaio” ( 18 maggio 16 giugno ), al Convegno sulle vernici del 30 maggio p.v. e alla trasferta in Bulgaria (Kazanlak sempre in maggio – giugno ) .
Il presidente dell’Anlai ha quindi presentato alcuni suoi libri ed in particolare il volume “ Liutai in Italia Violinmakers in Italy” e l’ultima sua opera “ Giuseppe Fiorini e la rinascita della liuteria italiana “ , mentre il cav. Salvatore Dugo ha posto l’attenzione sul problema della filiera nella produzione degli strumenti ad arco e il progetto “ Violino Doc Anlai” , unica reale possibilità di una produzione veramente controllata e garantita.
Il Maestro Fedeli ed il mastro Benaglia hanno infine sottolineato l’importanza della scuola classica cremonese e degli strumenti di Stradivari assicurando la disponibilità di una loro prossima presenza nella scuola con uno strumento del grande maestro per una audizione e uno studio sullo strumento.

 

 

 

 

 

RIMINI MOSTRA ANLAI 

 

 

                                      

 

Mostre

 

Evaristo Baschenis “STRUMENTI MUSICALI

“ Rassegna di quadri  di Evaristo Baschenis  

“ Floriano Bodini (scultore): “ Antonio Stradivari bambino”  Studi ,  medaglioni e bozzetto della statua di Stradivari  di  Cremona “

 

 “ La costruzione del violino “  (fasi del processo costruttivo, liutai Migani, Rimini)

“ Strumenti ad arco: Autori di scuola emiliano romagnola “ (da Privati)

“  Dal violino bastone alla scatola sonante “ (Collezione  Mario Cremona )

“ Gli archi :   da Arturo Fracassi  a Giovanni Lucchi  ( Collezione Lucchi )

“ Omaggio a  Primo Papini (l’archettaio di Rimini)  “

“ I violini dipinti” ( Collezione M°  Ezia Di Labio )

 “ I giocattoli musicali “ ( Collezione Giordano)

 

Filmati

“  Come nasce un violino” ( Scuola di Liuteria di Cremona )

 “ La foresta incantata “ ( Forestale di Paneveggio )

 “La costruzione degli archi “  ( Lucchi Cremona )

 

 

18 maggio presentazione/conferenza stampa ore 12

 

 

Segue concerto  con Lykke Anholm, soprano e Sigrun Richter, liuto rinascimentale                 

                  

 

 19  Maggio Inaugurazione  Sala Museo 

Concerto  - Orchestra d’archi “G. Lèttimi”  Istituto Musicale Pareggiato di Rimini

 

 Poesia per gli strumenti. Omaggio a Vinicio Gai

            Incontro di studio con  il Prof . Piero Gargiulo “Le intavolature di liuto: tecniche tra monodia e polifonia fra il Cinquecento ed il Seicento”.   (Conserv. L. Cherubini, Firenze)

 


Ore 21.00 Concerto Janssen/Pasini viola e organo

 Chiesa del Suffragio (accanto al Museo) in memoria di Carlo Callisto Migani 



LUN. 20 CHIUSO-------------------------------------------------------------------------------------


GIO. 23 Conferenza  Cav . Salvatore Dugo “ Il violino DOC ANLAI “
Conferenza Avv. Luigi Dati e  Prof. Gualtiero Nicolini “ Giuseppe Fiorini liutaio emiliano   (1861/1934) e la rinascita della Scuola classica della Liuteria Italiana 

ore 21.00
Tempio Malatestiano (Duomo di Rimini) Concerto M° Matteo Fedeli violino Stradivari ex Adams e  M° Andrea Carcano pianoforte


VEN. 24  sala Museo

Concerto  M° Cristiano Rossi  violino solo


Conferenza “ Il metodo Abreu”  Prof. Alfia Milazzo

e consegna  del Premio Anlai ai volontari della Fondazione  La Città Invisibile 
Prof. Marina Berlinghieri  Prof Gualtiero Nicolini Presentazione del  7° Concorso Nazionale di Liuteria di Mozzate e del  4° Concorso Internazione di Liuteria di Pisogne 



Sabato 25 . Sala Museo

 Conferenza “ Gli archi in liuteria “  Dott. Massimo Lucchi Omaggio a Arturo Fracassi Giovanni Lucchi

Presentazione del volume” Nell’arco di una vita” di Giovanni Lucchi

 Omaggio a Primo Papini l’archettaio di Rimini



Domenica 26  Sala Museo

Incontro con il prof. Renato Meucci, organologo (Conserv. Novara e Univ.Stat.di Milano) presentazione suo libro “Strumentaio” Editore Marsilio



 Domenica 2 Giugno   Sala Museo

Conferenza    M° Claudio Rampini  “ La vernice degli strumenti ad arco “

                       “ Omaggio a Fernando Simone Sacconi “

                      Giardino Museo 
  Concerto m° Alessandro Cavallucci mandolino 



Giovedì   6  Giugno Sala Museo

Incontro con avv. M°  Cesare Gualazzini /  M°  Aldo Vianello : la costruzione della chitarra classica  e concerto di chitarra classica






Sabato  8  Giugno  Sala Museo

Dott Antonio Bagnoli: Presentazione del nuovo catalogo di Ezia Di Labio "Violino d'Autore" 23 Autori per 25 Opere di liuteria Ediz. Pendragon e concerto di violino  - Sala Museo


 

Domenica 9 Giugno   Giardino Museo

Concerto  m° Valery Prilipko - Galia Danilina balalaika e gussly 


 

Sabato   15 Giugno  Conferenza Prof Antonio Bonacchi “ Il violinista “ 

 

Domenica 16  Giugno Chiusura della mostra
Concerto  - Orchestra d’archi “G. Lèttimi”  Istituto Musicale Pareggiato di Rimini

L

PREMI ANLAI 2013.

26Jan2013
 

L'Associazione Nazionale Liuteria Artistica Italiana ha assegnato i premi per il 2013. Tra i meritevoli per gli interventi a favore della liuteria Cremonese anche il nostro Antonio Leoni

 

Assegnate le targhe ANLAI per il 2013. Ecco i premiati. Brigitte Brandmair - Ivano Mauro Bonaglia - Massimo Incarbone - Wim Jannssen - Antonio Leoni- Renato Meucci - Alessandro Lupo Pasini - Aleksandra Radonich - Liborio Scaccianoce (Fond. Città invisibile Biancavilla Catania)

 

PREMI ANLAI 2013 a

20Jan2013
 
PREMI ANLAI 2013
Brigitte Brandmair - Ivano Mauro Bonaglia - Massimo Incarbone - Wim Jannssen - Antonio Leoni- Renato Meucci - Alessandro Lupo Pasini - Aleksandra Radonich - Liborio Scaccianoce
   

 

 

 

PREMIO ANLAI 2012

23DEC2012
 

A Napoli il 21 dicembre 2012  il presidente ANLAI Gualtiero Nicolini ha consegnato al m° Marco Traverso (  unitamente al disco d'oro che fli è stato consegnato dal Direttore del Conservatorio San Pietro a Maiella ) il PREMIO ANLAI 2012 nella BASILICA DI SAN GIOVANNI MAGGIORE 

 

Concerto per la pace

17DEC2012
 

 

 

Stradivari... in Giappone Errori e.. dimenticanze

27NOV2012
 Giuseppe Fiorini donò come  ben sappiamo dopo una serie  di delusioni, di incontri inutili,  di speranze andate a vuoto e di peripezie i cimeli stradivariani alla città di Cremona. Nel libro che ho scritto in occasione dei 150 anni della nascita di questo  grande liutaio  bolognese  (cui si deve la rinascita della liuteria italiana grazie al suo impegno, ai suoi studi, alla sua dedizione e al fatto  che dedicò  tutta la sua vita indebitandosi anche e comunque spendendo gran parte della sua fortuna  per questi documenti fondamentali e di un valore inestimabile), sono appunto narrate le varie tappe di questa vicenda per alcuni versi allucinante. Vorrei tornare a ribadire che malgrado le promesse e questo grande gesto Cremona non gli ha ancora dedicato una piazza, una via, un monumento e che anche la Scuola di Liuteria che egli aveva cercato di far nascere nacque ma 4 anni dopo la sua morte e con criteri completamente diversi da quelli da lui prospettati.

Torniamo comunque su questa vicenda perché pare, da notizie apprese di recente,  che una piccola parte del patrimonio stradivariano non fu dato a Cremona ma donato  a due liutai,  allievi del Fiorini.

La notizia è plausibile visto il protrarsi delle trattative, visto il fatto che il Fiorini aveva acquistato tutto il materiale  risalente a Stradivari, a Cozio di Salabue, alla marchesa Della Valle pagandolo profumatamente e che non era programmata  da Cremona neppure una cerimonia degna della grande donazione ( Fu assente dalla stessa anche lo stesso Farinacci, il ras di Cremona, di solito sempre in prima linea, con la scusa di un impegno a Roma inesistente,  risultarono assenti molti musicisti locali e ci furono anche  inutili,  sterili polemiche per la scelta della musicista che avrebbe  dovuto suonare durante la cerimonia uno strumento del maestro )

I beneficiari di questa donazione anche se si tratterebbe di pochissimi attrezzi e calchi sarebbero stati Fernando Simone Sacconi  e Arrigo Tivoli Fiorini, il nipote “ prediletto” che operò con lui alcuni anni a Monaco di Baviera per poi tornarsene a San Remo dove era nato e dove morì. Notizie non confermate danno per certo contatti tra i nuovi proprietari del palazzo dove il liutaio ligure operò con il suo laboratorio e che sarebbe per essere demolito  con alcuni collezionisti per la vendita di questi “ cimeli” .

Di certo invece è che il materiale  “ stradivariano” che Sacconi possedeva e che era finito al maestro  Antonio  Sgarbi presso il quale il liutaio romano lavorò a Palermo  tra il 1912 e il 1918  è finito in Giappone.

Un musicista e collezionista napoletano era riuscito a procurarselo unitamente ad  un violoncello  e ad un violino di Sacconi e a tutta una serie di documenti sia di Sacconi, sia di Antonio Sgarbi interessantissimi e che saranno oggetto di una pubblicazione a breve riguardante i componenti della  vernice e i sistemi per  l’invecchiamento del legno.

Stando alla sua testimonianza lo avrebbe anche offerto gratuitamente al nostro Museo Stradivariano ottenendo però un cortese rifiuto. Non si trattava certamente di materiale particolarmente interessante e non già anche posseduto comunque crediamo che sarebbe stato opportuno oltre che  utile   fare alcune  indagini e ricerche più approfondite prima di liquidare la faccenda in un breve e fugace incontro.

Morale della favola sia il violoncello Sacconi sia i “ reperti stradivariani” hanno preso la strada del Giappone e questa volta non certo a titolo gratuito.

 

Gualtiero Nicolini

 

 

 
 

 

 

 
 

Catalogo Concorsi